Filosofi saggi e altri fenomeni

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Vite svitate di pensatori pensanti

ERACLITO DI EFESO

Legge Lorenzo Sacchi

Il pittore è il fiammingo Pieter Paul Rubens (1577-1640). Egli rappresenta Eraclito e Democrito in due quadri distinti ma complementari: il primo a sinistra e il secondo a destra, in modo che i due filosofi non possano rivolgersi lo sguardo. Eraclito è rappresentato come un monaco infelice, piangente e rannicchiato in sé come ci suggerisce la posizione. Democrito, invece, è rappresentato con eleganti vesti, ride e punta l’indice sul globo. Una lettura ben diversa da quella di Seneca e di Rubens. Democrito in questa occasione, puntando il dito al mondo (ridendo) sembra ancora una volta segno di un distacco ironico e ragionato nei confronti del mondo e delle umane preoccupazioni.
Ma la contrapposizione con Eraclito, soprattutto nella posizione e nella gestualità, ci suggerisce un diverso approccio anche nei confronti del mondo. Un’apertura all’altro e alla vita, in uno sfondo di ironica e consapevole distacco. Eraclito è invece chiuso in se stesso, in malinconica meditazione.

Un altro riferimento nella cultura letteraria del tempo è ricavato da Luciano di Samosata, scrittore greco del II secolo d.C. Nel dialogo “Vendita di vite all’incanto“, Luciano narra di Giove e Mercurio nell’intento di vendere le vite di alcuni filosofi. Ritrovatisi di fronte ad uno scrupoloso acquirente, questi chiede di poter interrogare singolarmente i filosofi così da fare le giuste valutazioni. Dialogando con Eraclito, viene a conoscenza che il filosofo oscuro piange il destino degli uomini che non possono sottrarsi all’incessante divenire, incapaci ascoltatori della voce della verità: il “Logos“.
Eraclito: O forestiero, io credo che tutte le cose umane sono triste e deplorabili, e tutte sono soggette alla morte: però sento pietà di voi, e piango. Il presente non mi par bello; il futuro mi scoraggia assai, e vi dico che il mondo andrà in fiamme ed in rovine. Io piango che niente è stabile, tutto si rimescola e si confonde: il piacere diventa dispiacere; la scienza, ignoranza; la grandezza, piccolezza; tutto va sottosopra, e gira, e cambia nel gioco del secolo.
(Luciano di Samosata, Vendita di vite all’incanto, in Dialoghi)


Dialogando con Democrito, che ride di un riso folle, invece:
Compratore: […] O Zeus, quale contrasto! Uno non cessa di ridere, l’altro sembra che pianga un morto. Ehi tu! Cos’è questo? Perché ridi?
Democrito: Me lo domandi? Perché mi paiono ridicole tutte le vostre cose, così come voi stessi.
Compratore: Come dici? Deridi tutti noi e non tieni in nessun conto le nostre cose?
Democrito: È così: in mezzo ad esse non ce n’è una seria, ma tutto è vuoto e movimento e infinità di atomi.
(Luciano di Samosata, ibidem)


Non più l’imperturbabilità, il fulcro etico di Seneca, ma ciò che caratterizza Democrito è qui la consapevolezza della casualità delle cose e della vita stessa.

ll brano è tratto da:

La filosofia non è una Barba (M. Saudino, Vallardi)

Le opere d’arte sono di Pieter Paul Rubens (1577-1640)

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Pubblicato da Giostra Cooperativa Sociale

Giostra Cooperativa Sociale Onlus si propone di promuovere la cultura, favorire l'aggregazione e la partecipazione.

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