La Posta Di Gina – Pallina e Befana

Questa è la storia della gatta Pallina, chiamata così perché, quando era piccola, schizzava e saltava per la casa, a caccia di tutto ciò che era rotondo. Un’oliva caduta per caso, un paio di calzini arrotolati, un po’ di stagnola accartocciata, ogni cosa tonda diventava motivo di giochi e inseguimenti. La camera da letto dei bambini era perfetta per lanciarsi dall’armadio sul letto e poi rotolarsi fra le coperte; la libreria del soggiorno era piena di scaffali su cui arrampicarsi e la cucina offriva salti di ogni tipo e misura, dal tavolo alla sedia, dal frigorifero alla lavatrice.  E sempre Pallina trovava qualcosa di rotondo con cui giocare.                                                                                                                                                                      

La casa della famiglia che l’aveva adottata non era molto grande e capitava spesso che Pallina finisse fra i piedi di qualcuno facendolo inciampare oppure che la sua coda venisse calpestata. Una volta aveva fatto cadere Filippo, il papà, e un’altra volta, Federico, il bambino, le aveva calpestato la coda, lasciandole come ricordo un bel punto di domanda, per questo la coda di Pallina era sempre arricciata. 

Eh sì, Pallina da piccola era stata una gatta molto ma molto vivace!  Un’altra cosa che amava fare era infilarsi in tutti gli anfratti e i buchi di casa. Marina e Maia, mamma e bambina, passavano ore a cercarla, disperate. Una volta la trovavano sotto il divano, non si capiva nemmeno come fosse riuscita a passare visto che lo spazio tra il divano e il pavimento era pochissimo, un’altra accoccolata dentro la lavatrice, insomma, le possibilità che Pallina aveva sperimentato per sparire erano infinite. 

Con il passare degli anni, Pallina era diventata tranquilla, più che gli scaffali della libreria o il bidet del bagno apprezzava il divano e il nome ora era dovuto alla forma tondeggiante che lei stava prendendo per colpa di quei croccantini buonissimi, li avrebbe mangiati a tutte le ore. 

Ma Pallina era una gatta felice e serena, voleva bene alla sua famiglia che, con il tempo, era riuscita ad addomesticare per benino. Adesso tutti, ma proprio tutti, persino lo zio Guglielmo che non è che fosse proprio una gran simpatia, facevano assolutamente quello che lei desiderava. A lei erano destinate le pappe migliori, il posto più comodo sul divano, insomma tutti i vantaggi di un gatto d’appartamento. Certo, Pallina aveva dovuto concedere qualcosa, ad esempio smettere di saltare e farsi le unghie sulla poltrona di pelle, nascondersi solo in posti dove potesse essere raggiunta, ma, in fin dei conti, ne valeva la pena. La sua era proprio una gran bella vita. 

Anche perché un segretuccio, piccolo, di poca importanza, l’aveva conservato tutto per sé.

Quando era piccina, Pallina aveva scoperto che nella soffitta, posta sopra la camera dei bambini, c’era un piccolissimo passaggio che portava proprio ai tetti. Era talmente piccolo che nessuno se ne era mai accorto. Tempo prima Pallina passava con una certa facilità, ora doveva spingere un po’ e un paio di volte aveva rischiato di rimanere incastrata, anche se alla fine, una spinta di qua e una spinta di là, era riuscita a uscire.  

Continua sotto…

La vista della città dai tetti era bellissima, l’aria sempre fresca e Pallina se la rideva un po’ sotto i baffi pensando alla sua famiglia che la credeva acciambellata sul divano a dormire. “Sei diventata proprio una brava gattina, Pallina! Non ci fai più disperare!” diceva Filippo, dandole una grattatina sotto il mento. 

Invece, Pallina, mentre tutti dormivano, piano piano, come solo i gatti sanno fare, saliva in soffitta e sbucava sul tetto della casa. Usciva così tutte le sere, tranne quando pioveva, naturalmente;  le piaceva andare per tetti anche quando c’era l’aria frizzantina dell’inverno,  quella che ti fa venire un po’ di brividi ma che ti risveglia ben bene. E poi era bellissimo quando c’era la neve, anche se bisognava stare attenti perché non si sapeva mai dove si potevano mettere le zampe. Si faceva il suo giretto e dopo qualche ora rientrava in casa, giusto perché nessuno si accorgesse di nulla. Sfido io che dormisse poi tutto il giorno!

Anche  quel 5 Gennaio era uscita come tutte le notti.  I tetti erano ricoperti dalla neve, immacolata e disegnata solo dalle impronte delle sue zampe.                                                                                                     

In realtà aveva dovuto aspettato un po’, in casa c’era parecchio fermento. Chi cercava una calza da appendere, chi preparava il piattino con le arance, tutti, insomma, si davano da fare per accogliere la Befana. Era infatti la notte dell’Epifania e quella notte la Befana sarebbe passata dalla cappa della cucina per lasciare i regali nelle calze appese.  A dirla tutta, la famiglia di Pallina la stava un po’ tirando per le lunghe perché sperava di incontrare la vecchia signora, una volta tanto.  Alla fine, rassegnati,  erano andati tutti a letto, Maya, Federico, Marina e Filippo. Pallina aveva fatto finta di accoccolarsi ai piedi del letto di Maya e appena la bambina aveva cominciato a respirare profondamente, Pallina era sgattaiolata via. Per fortuna, in quella casa avevano tutti il sonno molto pesante. 

 Befana era già lì, sul tetto di casa, che aspettava Pallina. 

“Ancora un po’ e me ne sarei andata” disse guardando l’orologio “Sai che ho molti giri ancora da fare”

“Hai ragione, Befana! Ma loro non andavano più a letto stanotte. Poi Maya e Federico hanno litigato perché lei voleva lasciarti sul tavolino un avocado, dice che fa bene, e Federico una mela, tanto a lui non piacciono.  Alla fine hanno vinto i genitori e hanno lasciato delle arance…”

“…Sì, con il reflusso che mi ritrovo, non le posso nemmeno mangiare!  Tutti gli anni questa storia delle arance, che poi pesano pure e me le devo portare in giro tutta la notte. Vabbè, Pallina, non perdiamo altro tempo, dimmi un po’ come è andata quest’anno.”

“Allora, i bambini sono andati molto bene a scuola…”

“Noooo, a me quelle cose lì non interessano, sono cose che riguardano gli insegnanti, i genitori…Io voglio sapere se hanno fatto nuove amicizie, se hanno sognato, se hanno litigato con qualcuno e poi hanno fatto pace, se sono stati felice e se hanno sorriso almeno una volta al giorno. Se hanno giocato tanto, se hanno dato baci ai loro genitori… Da quanti anni ci conosciamo, ormai? Dovresti sapere quali sono le cose importanti per me!”

“Hai ragione, Befana, ma non mi hai fatto finire! Federico e Maya hanno fatto copiare quasi sempre i compiti a chi non li aveva fatti, hanno aiutato un loro compagno che non parla ancora molto bene l’italiano e durante la ricreazione hanno sempre giocato con tutti. Maya poi sogna ad occhi aperti tutto il giorno, sempre con la testa dentro un libro. Federico è sempre allegro e appena può rincorre i genitori per abbracciarli e dirgli che li vuole bene!” dirgli che li vuole bene

“Filippo e Marina?”

“Bravi, bravi anche loro! Non si dimenticano mai di chiedere ai bambini se durante la giornata hanno fatto qualcosa di interessante, se si sono sentiti tristi o se è successo qualcosa di ingiusto.”

“Basta così, ho capito. Hai portato le calze? Così le riempiamo e le porti giù, tanto tu le porti con la bocca. Figurati se passo da quel buchetto lì, domani altrimenti la mia schiena canta la lirica!!”

“Non ti preoccupare, ci penso io”.

“Brava, Pallina! Sei diventata proprio una brava gattina” rise la Befana, prendendola  in giro. “E senti un po’, con zio Guglielmo come va? Ti ha suonato ancora la trombetta nell’orecchio?”                    

“No, da quando gli ho dato un bel morso alla caviglia mi tratta bene. Tutte le volte che viene a casa mi porta la mousse al salmone.”                                                                                                                                           

“Bene, dai!  Allora un calzino anche per lui”   

 “Befana, gli scarponcini nuovi sono bellissimi.” 

 “Già, con questi posso uscire con ogni temperatura. Le scarpe che avevo erano tutte rotte. L’anno prossimo farò un pensiero per la scopa, me ne serve una più veloce.  Ti saluto, Pallina, all’anno prossimo! Mi raccomando, eh, acqua in bocca!”  

 “Anche tu” disse Pallina, dandole una testata contro la gamba.

La luna era ancora alta nel cielo, le stelle e la neve brillavano a giorno sulla città. Pallina seguì con lo sguardo la Befana volare via con la sua scopa e la vide salire in alto, sempre più in alto, fino a quando diventò piccola piccola e si confuse fra le stelle.

Pubblicato da Giostra Cooperativa Sociale

Giostra Cooperativa Sociale Onlus si propone di promuovere la cultura, favorire l'aggregazione e la partecipazione.

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