Facciamoci un giro 16.06

Notte prima degli esami. Chissà come se la ricorderanno, negli anni a venire, gli studenti che domani si troveranno ad affrontare l’esame di maturità. Chissà il ricordo popolerà a lungo i loro sogni notturni o se si porteranno appresso il rimpianto di non essere stati in grado di dare  il meglio di sé o la soddisfazione di essersela cavata con poco (sarebbe bastata la domanda sbagliata e…) oppure se si sentiranno giustamente retribuiti dopo anni di studio.

Il pathos di cinque o più  anni di scuola culminano nella giornata di domani quando, in un’unica soluzione, sei docenti interni e un presidente esterno valuteranno, attraverso un elaborato presentato e  un orale, la carriera dello studente.

Generazioni di studenti hanno svolto  gli esami di maturità in  modalità differente, a seconda degli anni e dell’ordine di scuola, la materia del secondo scritto conosciuta all’ultimo minuto piuttosto che l’orale su tutte le materie.  Eppure le classi quinte passate davanti alle commissioni si allacciavano nel tempo  le une alle altre per alcuni vissuti che le hanno accumunate.

Il “toto-tema”: cosa uscirà quest’anno? Montale c’è stato l’anno scorso quindi quest’anno Pascoli.  Cosa si celebra quest’anno? Il tema storico sarà questo di sicuro.   In molti hanno sperato nel tema d’attualità come ancora di salvezza.  

Le giornate folli  di studio, da soli o con qualche compagno, in città o nelle case al mare per i più fortunati,  per cercare di cacciare in testa le ultime nozioni per i più diligenti o per tentare un’uscita dignitosa per quelli salvati all’ultimo momento e ammessi all’esame.

Le teorie dell’andare a letto presto per essere lucidi e riposati il giorno dopo, dello smettere di studiare  un giorno prima perché “tanto quello che si è riusciti a fare è quello  che ormai si sa e quindi stasera esco e mi diverto un po’ così domani sono più rilassato”.

Il presentarsi la mattina dell’orale e stare ad aspettare, insieme a tutti gli altri, il proprio turno, il confabulare  e buttare gli occhi al cielo  perché “se la domanda sulla Costituzione l’ha già fatta a me cosa chiederà?”. 

E poi uscire dall’esame con l’aria del reduce  o dell’eroe premiato ma sempre con la contentezza di aver finito, comunque sia andata. Aspettare gli altri per gioire o consolare. Nessun sentimento, invece, per i secchioni, per quelli che “tanto già si sapeva”.    

Tutto questo non ci sarà domani, come molte altri pezzi di vita che abbiamo perso.   E’ vero che siamo fatti di simboli e riti che ci accompagneranno per tutta la vita, ma  forse, questa volta,  la prova di maturità più grande sarà stata quella di essere “sopravvissuti” a questo periodo, di averci comunque provato a studiare, di restare i contatto con i compagni, a tenere il ritmo di giornate sempre  uguali e che sembravano non finire mai.

E poi non sopravvalutiamola questa parola, “maturità”, che messa lì, così, sembra un masso su cui scolpire la sentenza di valutazione non solo dello studio, ma anche della vita di un ragazzo.

Perché  allora,  se  così fosse, chissà   quanti adulti oggi lo passerebbero quell’esame.

Buona vita, ragazzi.

Pubblicato da Giostra Cooperativa Sociale

Giostra Cooperativa Sociale Onlus si propone di promuovere la cultura, favorire l'aggregazione e la partecipazione.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: